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Profilo artistico della chiesa di S.Maria Consolatrice

     Il giorno della sua inaugurazione, il 14 luglio 1945, la chiesa di Santa Maria Consolatrice si presentava in modo assai diverso rispetto ad oggi: la parete absidale assolutamente vuota, nessuna statua ad ornarne le navate. Ben presto tuttavia la comunità dei fedeli sentì l’esigenza di abbellire il proprio edificio di culto a dimostrazione di un attaccamento che negli anni avrebbe consentito di raggiungere il risultato, visibile a chiunque, di un edificio abbastanza ricco e di ottimo impatto estetico.

Qui di seguito si darà brevemente conto delle opere contenute nella chiesa parrocchiale utilizzando nell’esposizione un criterio rigorosamente cronologico.
    Il primo acquisto di cui la comunità dei fedeli si fece promotrice fu la statua rappresentante il Sacro Cuore di Gesù che venne collocata nell’altare posto vicino all’entrata della sacrestia; autore dell’opera fu Angelo Fattinnanzi che riprodusse in modo pregevole un’immagine tra le più suggestive ed amate dell’intera iconografia cristiana.


    Di incerta datazione e priva allo stato attuale di paternità è l’immagine di Santa Rita, tuttora visibile in una delle due nicchie della navata di destra, che venne donata come ex-voto da una famiglia del quartiere.


    

Al 1954 risale la statua della Addolorata, visibile nella navata di sinistra, opera di Rodolfo Moroder di Ortisei;

il simulacro rappresentante l’immagine di Maria sofferente accompagna, secondo una oramai decennale tradizione, la statua del Cristo crocefisso nella Via Crucis per le vie del quartiere che si celebra il Venerdì Santo.

Per quanto concerne appunto l’opera lignea che raffigura la crocifissione, visibile nella navata di destra, pur in mancanza di una prova documentale certa, ritengo possa essere attribuita insieme alla statua raffigurante Sant’Antonio con il Bambino (navata di sinistra), 

nonché ai quadri lignei raffiguranti le tappe della Via Crucis, alla medesima scuola da cui proviene la statua dell’Addolorata; permangono invece dubbi in chi scrive circa la provenienza della statua di San Giuseppe situata nell’altare posto nella navata di sinistra. Del 1955 è invece la statua dell’Immacolata visibile solamente nella ricorrenza dell’omonima festività allorché viene esposta nei pressi della prima colonna della navata di destra.


    Non v’è dubbio nel ritenere che l’opera di maggiore impatto visivo, anche in relazione alle rilevanti dimensioni, sia il mosaico che orna la parete absidale suggellandone il ruolo di punto focale dell’intera struttura. Il mosaico in questione venne realizzato dall’artista Sergio Selva, vincitore di numerosi concorsi artistici, che seppe creare una raffigurazione al contempo di facile comprensione e pur tecnicamente pregevole: Maria viene raffigurata in paradiso irradiata dalla luce dell’Onnipotente, gli fanno da cornice quattro angeli ed i Santi Pietro e Paolo, Filippo Neri e Francesca Romana, Giovanni Battista, Lorenzo, Francesco d’Assisi e Caterina da Siena, ed infine Maria Goretti e Domenico Savio.

La Vergine viene raffigurata nell’atto di aprire le braccia verso i fedeli a cui rivolge il suo sguardo materno e consolatore; in basso sono due scene che raffigurano due momenti fondamentali della vita di Maria, l’Annunciazione e la deposizione del Cristo morto. Ai lati del catino sopra ai due grandi finestroni in ferro battuto si trovano raffigurate da una parte la città di Nazareth e dall’altra la città di Gerusalemme. Più in basso, solitamente non viste, si delineano da un lato la figura della chiesa parrocchiale e dall’altro, sotto la raffigurazione di Gerusalemme, la stilizzazione della basilica di San Pietro.
    La realizzazione del grande mosaico absidale coincise con la visita del pontefice Paolo VI che il primo marzo 1964 benedì l’opera la cui inaugurazione ufficiale avvenne in occasione della festa dell’Annunciazione dello stesso anno.
    Nel 1970 (anno che coincideva fra l’altro con il venticinquesimo anniversario dell’inaugurazione della chiesa parrocchiale) venne deciso ed eseguito il rinnovamento dell’altare: infatti la graduale semplificazione dei sacri riti, auspicata dal Concilio Vaticano II onde favorire una partecipazione più viva dei fedeli alla liturgia, richiedeva che l’altare fosse ora rivolto verso il popolo dei fedeli.
    Nel 1975, in occasione dell’Anno Giubilare, venne decisa la realizzazione di un’opera che ornasse il portale della chiesa ancora spoglio. L’esecuzione dell’opera musiva venne affidata a Padre Ugolino da Belluno: come soggetto fu scelta l’immagine del Buon Pastore al di sopra della quale campeggia la scritta “Io sono la porta chi passa per me sarà salvo”. Come detto l’opera fu eseguita in occasione dell’Anno Santo ed il suo significato è inequivocabile, l’immagine del Buon Pastore invita i fedeli a riunirsi sotto la sua guida e la sua protezione, a scegliere Cristo come via della salvezza.


    Tre anni dopo la realizzazione del mosaico che orna il portale d’ingresso, nel 1978 venne deciso un nuovo intervento all’interno del tempio, precisamente si decise di ornare l’arco trionfale affinché potesse degnamente incorniciare il mosaico absidale. Anche quest’opera fu affidata a Padre Ugolino: nella chiave l’autore raffigurò l’Agnello dell’Apocalisse, nell’intradosso (volgarmente, la parte visibile all’interno dell’arco) figurano il monogramma di Cristo Salvatore e quello di Maria Consolatrice, nella zona più vistosa dell’estradosso (superficie esterna della struttura dell’arco) e del breveattico ha sede una citazione evangelica (Mt 11,28-30). Nelle imposte dell’arco figurano i simboli degli Evangelisti e più in basso, nelle larghe fasce delle lesene portanti, si trova ripetuto il comandamento principale: ”Ama il Signore” e “Ama i fratelli”. Nel basamento dei due pilastri si trovano infine i quattro stemmi che caratterizzano cronologicamente il periodo in cui sono stati eseguiti i lavori di abbellimento della chiesa parrocchiale: lo stemma di Paolo VI, quello di Giovanni Paolo I, quello di Giovanni Paolo II e quello del cardinale Joseph Ratzinger (allora titolare della nostra chiesa). Per concludere a proposito dell’arco trionfale, esso è stato realizzato non attraverso la tecnica del mosaico, bensì con un sistema a graffito di cemento policromo il quale, scalfito opportunamente, modella immagini o lettere, come nel caso in questione.
    Al 1980 risale  la realizzazione del mosaico della centina, portante il ciborio e situata dietro all’altare, che si presentava stilisticamente slegata dal contesto absidale. Come ovvio l’esecuzione dell’opera venne affidata a Padre Ugolino che meglio di ogni altro poteva saper inserire elementi di rinnovamento che si incastonassero nell’ambiente arricchendone i contenuti e non intaccandone l’armonicità. 

Il soggetto scelto per la decorazione musiva della centina è la vite che, ricca di tralci e di fogliame ed allietata da varie specie di uccelli, si snoda sul fondo dorato attorno al ciborio, del tutto evidente è quindi il riferimento al passo del Vangelo (Giovanni 15,5) in cui la vite è fatta simbolo dell’unione fra Dio ed i suoi figli. Figurano poi nel mosaico i cesti della moltiplicazione e le sette idrie di Cana in ricordo del primo miracolo di Gesù. Contestualmente a quest’ultimo intervento decorativo venne deciso il rinnovamento dell’altare e Padre Ugolino decise di unire la simbologia della messe al monogramma di Cristo riuscendo così a garantire l’armonicità del presbiterio.

L’ultimo intervento, eseguito nel 1995 in occasione del 50° anniversario della Parrocchia,  ha riguardato la nicchia in cui è situato il Fonte Battesimale. Al posto della precedente struttura, spartana ed essenziale, Padre Ugolino ha realizzato (con la stessa tecnica utilizzata nella realizzazione dell’arco trionfale) una scena di forte impatto emotivo e religioso: vi si raffigura l’episodio del battesimo di Gesù ad opera di Giovanni il Battista sulle rive del Giordano. 

Contemporaneamente una ulteriore figura rappresentante il Cristo risorto appare, maestosa e drammatica, a ricordare il sacrificio della crocifissione, richiamata quest’ultima dalla visibilissima ferita nel costato di Gesù; tutte queste caratteristiche  risultano poi esaltate dall’intenso cromatismo dell’opera. Il vecchio fonte è stato quindi sostituito con una nuova struttura sulla quale è leggibile la scritta in lingua greca ICQUS equivalente all’italiano “pesce”, termine utilizzato dai primi cristiani come segnale autodistintivo (è anagramma di Iesùs Christòs Theòs Hyiòs Sotér = Gesù Cristo Dio Figlio Salvatore).

 

A cura di Gianluca Rex, riadattamento dell’articolo “ S.Maria Consolatrice templum Dei, templum populi” uscito sul bollettino parrocchiale Giovanioggi n. 84, aprile 1996. Le informazioni utilizzate nella stesura di questo scritto sono state tratte esclusivamente da fonti interne all’ambito parrocchiale; chiunque fosse in possesso di studi più approfonditi relativi all’argomento può mettersi in contatto con la parrocchia; così facendo contribuirebbe ad una migliore conoscenza del patrimonio artistico della parrocchia ed avrebbe la nostra riconoscenza.