1.  Le origini del quartiere

La zona di Casal Bertone, appena un miglio fuori delle porte Tiburtina e Maggiore, fu abitata fin da tempi antichissimi e lo testimoniano i numerosi reperti archeologici dissepolti nella zona, tra cui il famoso “Sarcofago di Portonaccio” conservato al Museo Nazionale Romano. Quella che oggi è la via di Casal Bertone un tempo era un tratto della via Collatina, proseguimento verso l’agro del percorso che ancora oggi da Porta Tiburtina attraversa diagonalmente l’ordinato reticolato delle vie del quartiere San Lorenzo. La costruzione dello Scalo Ferroviario cancellò il legame con il centro e negli anni ‘20 cominciò a delinearsi lo sviluppo, previsto dalla variante del Piano Regolatore (1925-26), di un quartiere popolare di edifici intensivi allineati tra le colline e la via di Portonaccio, che si era sviluppata come via militare di collegamento tra le consolari. L’ambiente era comunque di aperta campagna, tanto che la popolazione dei primi edifici, splendidi esempi di edilizia popolare degli anni ‘20-’30, cominciò ad identificare il quartiere col nome del casale e della vaccheria che dalla collina dominava la vallata: Casal Bertone.

 

2.  La Consolata

Il territorio del quartiere apparteneva alla parrocchia di San Lorenzo, che si estendeva dalle mura aureliane fino alla chiesetta di Settecamini. Con un territorio così grande il ruolo dei frati era improbo e difficilmente essi riuscivano a seguire tutte le comunità che venivano creandosi nei nascenti quartieri.

Si dice che fu il compianto Peppino Primerano, straordinaria figura che ha accompagnato la nostra comunità per settanta anni, dalle origini fino alla sua recente scomparsa, a chiedere alle Suore di Maria Consolatrice della casa di San Lorenzo di prendersi cura delle tremila anime del nascente quartiere. Parroco di San Lorenzo era un grande personaggio: padre Leone da Caluso, personaggio impegnato su tutti i fronti dal religioso al sociale. Per il suo carisma nel 1937 fu scelto dalla Chiesa per ricoprire il ruolo di vescovo di Arar, nell’Etiopia conquistata dall’Italia. A Novara è un monumento eretto alla sua memoria.

Padre Leone inviò delle suore a Casal Bertone, dapprima solo durante il giorno, poi prendendo un locale in affitto all’angolo tra le vie Baldissera e Pianell, dove la comunità si riuniva anche per la messa, officiata da padre Giuseppe da Bra che ogni giorno percorreva i fatidici “quattromila passi” che, a causa della presenza dello Scalo Ferroviario, separavano la Basilica dal nostro quartiere.

Casal Bertone risultò subito terreno fertile per i religiosi che trovarono accoglienza e disponibilità da parte degli abitanti, giovani lavoratori che versavano in non poche difficoltà in quella borgata polverosa. La risposta della popolazione costrinse padre Leone a sobbarcarsi la spesa dell’affitto di un locale più grande da adibire in parte a cappella e in parte a spazi di riunione per fini associativi o ricreativi. La vecchia cappella fu trasformata in asilo, mentre l’intero pianterreno dell’edificio sulla via Baldissera all’angolo con la piazza fu trasformato nella Cappella della Madonna Consolata. Dietro l’altare venne posta una riproduzione ad olio dell’immagine esposta al santuario della Consolata di Torino, luogo di origine di frati e suore che venivano a prestare il servizio nel quartiere.

Appena dopo l’inaugurazione della cappella, il 25 settembre 1932, padre Leone nel Bollettino Parrocchiale chiama il quartiere “la Consolata” e comincia la tambureggiante richiesta per la sistemazione del quartiere: una chiesa, una scuola, vie di comunicazione.

3.      Gli anni difficili

I bollettini parrocchiali descrivono una straordinaria vita di comunità, col sorgere di associazioni, gruppi di catechisti, celebrazioni di semplici ma sentite feste parrocchiali. Il Vicariato acquistò il terreno per l’edificazione della nuova chiesa. Nel 1937 Mussolini venne in visita alla stazione Prenestina e si intrattenne a lungo con padre Leone: il battagliero frate ormai sul piede di partenza per l’Etiopia ottenne strade asfaltate e illuminazione ad olio per il quartiere. Ma ormai l’epoca del consenso stava per finire e ci si affacciava all’orribile periodo della guerra.

In pieno conflitto si mise finalmente mano alla realizzazione della Chiesa Parrocchiale, con estreme difficoltà finanziarie in quanto si dovette sbancare ancora una parte delle colline che digradando giungevano fino alla piazza. Durante la festa parrocchiale del 1940 giunse nel quartiere il dono più gradito. La Consolata di Torino donò alla sua cappella “succursale” di Roma la copia del quadro della Madonna Consolata che si dice fosse stato donato al Santuario dalla famiglia di Pier Giorgio Frassati, e che in alcuni periodi a Torino venisse usato per sostituire l’antico e veneratissimo originale per evitarne il deterioramento. Fu sotto la protezione della Madonna venerata in quella immagine che il quartiere si pose in quel difficilissimo periodo.

Il bombardamento dello Scalo di San Lorenzo giunse inaspettato. Nessuno infatti poteva immaginare che per snidare i nazifascisti da Roma gli alleati usassero le bombe sulla città eterna. La mattina del 19 luglio 1943 gli abitanti furono svegliati dalle sirene e corsero, come accadeva spesso in quei giorni, nei rifugi organizzati un po’ ovunque. Ma quella volta il cielo si cosparse di punti neri e la gente capì che non sarebbe stata come le altre volte. Per quattro interminabili ore l’aviazione alleata rovesciò tonnellate di tritolo sullo Scalo e i quartieri circostanti. San Lorenzo pagò un pesantissimo tributo in morti e distruzione e la venerata Basilica fu praticamente distrutta. Ma anche Casal Bertone fu duramente colpito: alcuni edifici riportarono gravi danni, la nascente chiesa fu colpita e l’abside crollò, ma soprattutto si contarono decine di morti, che sarebbero stati molti di più se la provvidenza non avesse salvato le capanne di legno e sabbia che gli abitanti avevano eretto come rifugi, non credendo realmente che si sarebbe osato bombardare la sede del papato.

Comunque, una volta infranto il sogno di una Roma salvata dalla violenza della guerra, bastò un salto a casa per prelevare le cose necessarie e poi le famiglie cercarono scampo nel sud liberato. Il fenomeno degli “sfollati” fu molto forte nel nostro quartiere che ricominciò a popolarsi solo alla fine delle ostilità.

4.      Finalmente, la parrocchia

Le truppe americane entrarono in Roma il 4 giugno 1944. Una colonna di carri armati si presentò sulle colline di via di Portonaccio e si diresse verso la città attraversando la via di Casal Bertone. Esistono molte immagini che ritraggono gli americani familiarizzare con la popolazione del quartiere nella piazza.

Anche se le iscrizioni riportano la data del 1944, quando si prevedeva di finire i lavori, i danni provocati dalle bombe costrinsero la comunità ad attendere ancora un poco per l’inaugurazione della Chiesa Parrocchiale. Il decreto di erezione della parrocchia promulgato da Pio XII è datato 18 maggio 1945 e afferma che appurato l’incremento di popolazione in quella parte della città e non essendo provvista di sufficiente aiuto pastorale, si decreta l’erezione della nuova parrocchia sotto il titolo di “Beata Vergine della Consolazione”, con territorio allora esteso dal Verano fino a Casal Bruciato.

Il 14 luglio 1944 padre Tarcisio officiò per l’ultima volta nella cappella della Consolata, poi la venerata immagine fu traslata nella vicina chiesa. Alle 17.30 il quartiere accolse il suo primo parroco: don Carlo Maccari, accompagnato dal Vicegerente mons. Luigi Traglia che procedette alla benedizione della chiesa e alla sua erezione canonica.

La parrocchia appena costituita dovette subito confrontarsi con la gravissima crisi economica del dopoguerra. Il quartiere, abitato in gran parte da famiglie del ceto medio-basso, conobbe una grande miseria. In quel periodo terribile essa fu un punto di riferimento per l’assistenza alla popolazione indigente, distribuendo attraverso un ufficio apposito una grande quantità di generi di prima necessità, forniti dal Vicariato e da associazioni religiose umanitarie, ai bisognosi e alle famiglie numerose. Nello stesso quadro di interventi, la parrocchia si adoperò per inviare i bambini di salute più cagionevole alle colonie marine e montane, finché nel 1948 si riuscì ad organizzare in proprio il primo campeggio, a Pereto in Abruzzo, dove i ragazzi giunsero portati da camion militari. Fu il primo di una serie di mitiche avventure che, con i parroci successivi, costituirono non solo una tempra per il fisico ma furono soprattutto momenti indimenticabili di aggregazione e di formazione cristiana.

L’attività di don Carlo e dei suoi collaboratori in quegli anni fu infaticabile: oltre ad occuparsi dei bisogni materiali della popolazione il parroco si occupò della crisi religiosa che in quegli anni terribili raggiunse livelli elevati. La crisi fu tamponata da tante attività ideate per fare della Parrocchia un solido riferimento nella vita del quartiere: in quest’ottica vanno viste la creazione del bollettino parrocchiale distribuito in tutte le case. Dalle pagine della Nostra Voce don Carlo parlava dei problemi del quartiere, dava lezioni di catechismo, informava sulle attività della Parrocchia. Furono istituiti gruppi ACLI dei lavoratori cattolici e i gruppi di Azione Cattolica, si diede inizio all’oratorio con la collaborazione di giovani catechisti, furono organizzate proiezioni cinematografiche e rappresentazioni teatrali nel salone parrocchiale, pellegrinaggi al Santuario della Madonna del Divino Amore e le feste patronali divennero un faro di giovialità in quei tempi bui.

Inoltre, appena dopo la fine della guerra, fu cominciata l’erezione dell’Istituto delle Suore di Maria Consolatrice in segno di continuità con l’opera portata avanti dalle Suore di S.Lorenzo fin dai primi tempi della formazione del quartiere. Dall’inaugurazione dell’Istituto, avvenuta nel 1947, furono subito attivati l’asilo, la scuola elementare e il doposcuola, trasferendoli dai locali di via Baldissera che furono occupati, come quelli della Cappella, da negozi.

Tutto questo avveniva non senza problemi. In quegli anni era forte il conflitto in atto tra cattolici e comunisti, particolarmente sentito in un quartiere popolare come Casal Bertone. Lo scontro fu aperto e senza esclusione di colpi, ma, e il  merito va dato ad entrambe le parti, non giunse mai a livelli estremi, forse per l’aria paesana del quartiere che ricordava tanto quella che Giovannino Guareschi descrisse nelle avventure di don Camillo e Peppone.

 

5.      L’epoca di don Giovanni Canestri

In pochi anni si ebbe una esplosione vertiginosa della popolazione del quartiere cui fece seguito l’erezione di numerosi edifici dell’edilizia popolare di quegli anni, terribilmente più spartana di quella di qualche decennio prima. Spariti i cortili alberati, nove piani invece di sei, ed ecco scomparire il quartiere sotto una selva di cemento. Non si trattava più di abitazioni ma di dormitori, e Casal Bertone acquisì finalmente l’aria di sobborgo industriale che era stata ideata al tempo del piano regolatore del 1931, con grande disgrazia della sua popolazione.

Nel marzo del 1951 don Carlo fu nominato segretario del Vicariato e dovette abbandonare la parrocchia di Casal Bertone. Dopo un breve intermezzo di don Antonio Eusebietti, richiamato poco dopo la sua nomina a ricoprire l’incarico nella parrocchia di cui era stato per anni vice-parroco, il quartiere accolse nell’estate del 1951 il nuovo parroco, don Giovanni Canestri. Nuova grande figura, don Giovanni fu in grado di istituzionalizzare le attività cominciate da don Carlo e portate avanti fino ad allora con slancio pionieristico, trasformandole in tradizione in gran parte fino ad oggi continuata e rispettata. Negli otto anni di don Giovanni alla guida di S.Maria Consolatrice i campeggi alpini (tra i primi a Roma con le signorine), le gare dell’oratorio, i pellegrinaggi, rappresentano i momenti più esaltanti della storia della parrocchia di Casal Bertone. Tale fu la volontà di formare religiosamente la popolazione del quartiere che i gruppi della parrocchia, nonostante i pochi anni di vita della comunità, risultarono per anni i primi della città per numero e preparazione religiosa, ottenendo numerosi riconoscimenti a livello diocesano. Importante innovazione fu quella dell’istituzione della Messa Vespertina, richiesta da molti dei lavoratori statali che erano spesso costretti ai turni domenicali.

Piemontese, trentatreenne, don Giovanni Canestri era giunto a Casal Bertone dopo aver ricoperto alcuni incarichi parrocchiali (vice-parroco a S.Giovanni Battista de Rossi e parroco a S.Ottavia alla borgata Ottavia) fu nominato parroco di S.Maria Consolatrice mentre era insegnante di religione nelle scuole. Per la sua attività nel campo dell’evangelizzazione giovanile, durante la sua permanenza a Casal Bertone fu nominato membro della Commissione Sinodale e presidente della Sottocommissione per i problemi dei giovani.

Intanto nel quartiere era stata completata anche la Scuola Elementare dedicata a Giovanni Randaccio, nell’area ad essa destinata fin dall’epoca fascista, davanti all’ingresso del palazzo dei ferrovieri in piazza De Cristoforis. L’ambiente del quartiere negli anni ‘50 era davvero caratteristico della periferia romana. Pasolini vi ambientò alcune scene del suo Mamma Roma e Monicelli girò sul rudere del palazzo di via Cugia 2 (chiamato popolarmente il Colosseo) la mitica scena di Dante Cruciani che impartisce lezioni di apertura di casseforti ai Soliti Ignoti, splendido cammeo di Totò. La vita rimaneva ancora molto diversa da oggi e, osservando le immagini dell’epoca, si nota subito l’assenza quasi totale di automobili. Il traffico nel quartiere, ancora non situato sulle grandi arterie della Tangenziale e dell’Autostrada per l’Aquila, era quasi inesistente. Inoltre era ancora facile trovare oasi di verde. Le colline del quartiere, oggi sembra impossibile pensarlo, videro scampagnate e festeggiamenti e perfino i fuochi d’artificio delle feste patronali.

6.      La lunga stagione di don Ennio Appignanesi

Nel 1959 si ebbe un nuovo cambio nella guida della parrocchia: don Giovanni fu nominato Direttore Spirituale del Pont. Seminario Romano Maggiore e al suo posto fu chiamato a guidare la comunità di Casal Bertone un suo assistente che già da alcuni anni operava come vice-parroco nel quartiere: don Ennio Appignanesi. Nato in provincia di Macerata nel 1925, don Ennio era stato inviato nel 1952 nella parrocchia di S.Maria Consolatrice come vice-parroco. Schietto, comunicativo, dotato di grande carisma, don Ennio rimase al timone per 21 lunghi anni e con lui la parrocchia conobbe, in periodi di gravi conflitti sociali, tempi d’oro che sono testimoniati dagli incredibili numeri, di cui don Ennio comunque non si accontentava: più di mille bambini all’oratorio festivo, raggiungendo punte del 90% dei bambini esistenti in alcune fasce di età, centinaia di ragazzi e ragazze ai campeggi alpini, iscrizioni record ai gruppi di Azione Cattolica, una dozzina di vocazioni religiose.

La sua presenza costante, la sua disponibilità, il suo attaccamento alla parrocchia e alla sua gente fecero in modo che, una volta di più, Casal Bertone fu davvero per anni il quartiere della Consolata, come padre Leone aveva voluto decenni prima. Segni evidenti del suo operato rimangono soprattutto nell’edificio sacro: don Ennio voleva che la comunità arricchisse la sua chiesa come avrebbe arricchito la propria casa: con lui furono realizzati il grandioso mosaico absidale che fa da superba cornice al quadro della Madonna Consolatrice, poi nella parte finale del suo operato spiccano le opere moderne del p. Ugolino: il vorticoso inseguimento delle lettere che compongono la frase evangelica graffita sull’arco trionfale, il graffiante groviglio di tralci di vite che esplode dalla centina, la rassicurante immagine di Cristo che accoglie i fedeli sopra il portale d’ingresso. E ancora l’organo, il riscaldamento centralizzato, le campane elettriche.

Quando Paolo VI nel 1963, in pieno Concilio Vaticano II, decise di visitare S.Maria Consolatrice erano trascorsi poco più di trent’anni dalla formazione della comunità di Casal Bertone e poco meno di venti dalla erezione della parrocchia. Fu una grande festa ed il pontefice poté rendersi conto che gli ideali di collaborazione tra clero e laici nella vita della comunità parrocchiale, che il Concilio stava per indicare come percorso pastorale moderno, a Casal Bertone erano una realtà da tempo, grazie all’operato dei suoi lungimiranti parroci.

Negli stessi anni ‘60-‘70 si ebbe l’ulteriore espansione edilizia che portò il quartiere ad assumere l’aspetto attuale. Si raggiunse a cavallo tra gli anni sessanta e settanta il massimo dell’espansione demografica (circa 25000 abitanti). Successivamente, a seguito dell’invecchiamento naturale del quartiere e della indisponibilità di spazi edificabili, la popolazione subirà un decremento, soprattutto e in maniera drastica nel numero dei bambini.

Ma negli anni ‘70 il quartiere è giovanissimo: la messa delle 9, quella dell’oratorio, segna i massimi storici di partecipazione:... i bambini erano così numerosi che la chiesa poteva ospitare solo quelli dalla terza elementare alla seconda media, che erano circa un migliaio. Cinque per banco (e anche sei per le classi più piccole) e le medie in piedi in file parallele nelle navate laterali. Asilo, prima e seconda elementare seguivano un’altra messa nella cappellina dell’Istituto delle Suore e la terza media partecipava alla messa dei giovani, alle 10. Qui un folto gruppo di ragazzi animava la celebrazione con le chitarre nello spirito degli anni ‘70. I partecipatissimi gruppi giovanili organizzavano concerti, spettacoli teatrali, feste, gite, ritiri. Famosa era la gara canora per bambini, uno Zecchino d’Oro in piccolo, che si svolgeva a carnevale, quando nella tradizione del quartiere viene bruciato un grande pupazzo di carta.

7.     La parrocchia di don Enrico Pomili

Nonostante la diga posta dalla parrocchia con le sue molteplici attività, Casal Bertone perdeva lentamente la sua connotazione comunitaria per trasformarsi in quello che avrebbe dovuto essere fin dall’inizio: una borgata.

Tra le ultime realizzazioni degli anni settanta vi fu la demolizione dei capannoni di Domenichelli, al posto dei quali sorsero nuovi edifici che furono occupati dagli studenti universitari. Fu ancora un periodo di scontri. La grande quantità di delinquenti che vennero a stabilirsi nell’oasi occupata di Casal Bertone inserì il quartiere nel grande giro del commercio degli stupefacenti, fino a diventare uno dei centri più importanti dello smercio di droga dell’area orientale di Roma. La situazione è in seguito migliorata, con l’istituzionalizzazione della Casa dello Studente ed il passaggio della sua gestione dai gruppi politici alle associazioni universitarie. Ma il progressivo degrado morale cui è sottoposto l’intero paese rendono faticosissima l’opera delle forze sociali che tentano di risvegliare lo spirito comunitario nella popolazione.

Don Enrico Pomili, nominato dopo don Ennio, chiamato a fare il vescovo nel meridione, diventa parroco nel 1981. Già vice-parroco di don Giovanni e don Ennio, con una grande esperienza di vita del quartiere, ha fondato gran parte della pastorale della parrocchia nell’oratorio e nella famiglia. Grande aiuto in questo senso è stato dato dai suoi collaboratori: non si possono non citare alcuni nomi: il compianto don Vincenzo Lelievre, figura che ha lasciato un segno profondo nell’evangelizzazione giovanile, in seguito responsabile per anni della comunità missionaria Punto Cuore nel sud-est asiatico e prematuramente scomparso, don Filippo Rocchi, instancabile organizzatore (si ricordano le missioni con alcuni nostri ragazzi che hanno portato aiuti umanitari alle popolazioni martoriate di Croazia e Bosnia), don Vito Cesaria, fautore di un grande gruppo di uomini e donne che hanno rilanciato la collaborazione tra clero e laici di cui la comunità di Casal Bertone è sempre stata interprete. In seguito il gruppo fu preso in cura da don Vitaliano Mattioli, presenza costante nella parrocchia fin dai primi anni ’70 e autore di uno splendido libro sulla vita parrocchiale di Santa Maria Consolatrice.

Con don Enrico l’oratorio è sempre attivo, con la percentuale dei bambini presenti non molto diversa da quella di un tempo. I momenti importanti della parrocchia sono sempre quelli: le feste della Madonna Consolatrice sono ancora sentite e il pellegrinaggio a piedi alla Madonna del Divino Amore, rinato da una decina di anni dopo una pausa, è sempre molto partecipato. Sono varie le attività che si svolgono per coinvolgere i giovani, a partire da quelli che hanno ricevuto il sacramento della cresima

8.  La visita del papa Giovanni Paolo II

Ci sono state alcune iniezioni di entusiasmo: su tutte la celebrazione del Cinquantesimo anniversario della Parrocchia quando abbiamo festeggiato la visita del Papa Giovanni Paolo II, svolta in una splendida mattina di primavera. Questo grandissimo personaggio, il cui pontificato sarà ricordato per il suo significato storico e religioso, si è intrattenuto con noi piacevolmente tanto da ritardare l’appuntamento con l’Angelus della Domenica.

La celebrazione del 2 aprile 1995 sarà indimenticabile per la nostra comunità: sul palco, oltre al Santo Padre, erano presenti il Card. Joseph Ratzinger, Prefetto della Congregazione per la Dottrina e la Fede, primo collaboratore del Papa e autore con lui di tutti i documenti dottrinali della Chiesa, già nostro Cardinale Titolare, il Card. Camillo Ruini, Cardinale Vicario di Roma, il Card. Ugo Poletti predecessore del Card.Ruini e legato da profondo affetto alla nostra Parrocchia, Mons. Giuseppe Mani, Vescovo del settore Est di Roma e già vice-parroco a Casal Bertone negli anni ‘60, Mons. Luciano Storero, Nunzio Apostolico in Grecia e collaboratore a S.Maria Consolatrice al tempo di don Carlo e infine, salutati con commozione da tutti quelli che hanno potuto godere della loro opera, i tre parroci che hanno guidato la nostra comunità : Mons. Carlo Maccari, Arcivescovo Emerito di Ancona, il Card. Giovanni Canestri, Arcivescovo di Genova e Mons. Ennio Appignanesi, Arcivescovo di Potenza.

9. La GMG del 2000

Una grande iniezione di entusiasmo è stata la partecipazione alla Giornata Mondiale della Gioventù del 2000, quando sotto la guida sapiente di don Pino Pulcinelli, fine intellettuale e straordinario educatore, un nutrito gruppo di giovani della nostra parrocchia ha partecipato all’organizzazione dell’evento, trasformando in ostello ogni spazio disponibile del quartiere. Indimenticabili sono stati i momenti spirituali organizzati con i ragazzi ospitati provenienti in particolare dall’Argentina, dalla Polonia e dalla Francia.

10. Il “nostro Papa”, Benedetto XVI

Nel 2005 a succedere a “Giovanni Paolo il Grande”, faro della vita spirituale e sociale di una intera generazione, è il “nostro” Joseph Ratzinger, col nome di Benedetto XVI. Il cardinale Ratzinger fu Cardinale Titolare della nostra parrocchia dal 1977 al 1993, come Arcivescovo di Monaco e Frisinga e in seguito come Prefetto per la Congregazione per la dottrina della Fede. “Don Giuseppe” come erano soliti chiamarlo i collaboratori e i sacerdoti della nostra parrocchia, fu una presenza costante nell’epoca di don Enrico, stabilendo un rapporto di fraterna amicizia con la nostra comunità. Il suo legame con Santa Maria Consolatrice fu evidente a tutti quando proprio don Enrico fu scelto per pronunciare l’atto di obbedienza dei sacerdoti al nuovo Papa, e soprattutto il 18 dicembre 2005 quando, poco dopo la sua elezione al soglio pontificio, Benedetto XVI scelse la nostra parrocchia per la sua prima visita pastorale, in un bagno di folla gioiosa per il grande onore concessoci di poter riabbracciare il nostro don Giuseppe. Papa Benedetto continuò durante tutto il suo pontificato a far sentire la sua vicinanza alla nostra parrocchia.

11. La parrocchia oggi

I tempi sono difficili, in particolare per i luoghi di aggregazione dove non ci si limita alle pure attività ludiche. Ma nel nostro quartiere la parrocchia ha sempre svolto un ruolo cardine, soprattutto per la crescita dei nostri ragazzi. Nel 2006 don Enrico, raggiunti i limiti di età, ha ceduto il testimone a don Giovanni Biallo. Un ricambio soprattutto generazionale che ha portato notevoli cambiamenti nella struttura della parrocchia, a partire dall’edificio stesso oltre alle attività. Tra gli alti e bassi di quest’epoca don Giovanni ha traghettato Santa Maria Consolatrice fino ad oggi prima di essere assegnato ad altri incarichi. Tristemente, uno degli ultimi atti della sua esperienza di parroco è stato l’ultimo saluto a don Enrico, che una malattia ha riportato in breve tempo alla casa del padre.

Il 1° settembre del 2014 don Michele Baudena, già parroco di Sant’Emerenziana, ha raccolto l’eredità dei suoi predecessori.

Le 'Consolatrici' sono presenti a Casalbertone dal 1932. Perché  accettarono di far sorgere proprio qui il loro nuovo Istituto? Nel 1931 Padre Leone dei Cappuccini, parroco della Basilica di S. Lorenzo, chiese a Madre Cesarina di fondare una comunità di Suore nel quartiere in formazione e già popolatissimo di Casalbertone perché si mettessero al servizio dei poveri, degli operai, di quelli che non potevano andare a scuola perché dovevano procurare da vivere  a sé e ai loro cari. Le suore avrebbero vissuto solo di quel che serviva per vivere  e il resto sarebbe stato dato alla gente povera per favorirne l'emancipazione. Così, dopo varie difficoltà, le suore iniziarono le loro attività nei locali in affitto  in Via Baldissera 35, dove rimasero fino al 25 giugno 1946, quando l'alloggio venne venduto a una ditta di confezione sartoria. Il quartiere  si dimostrò subito terreno fertile per le religiose che trovarono immediatamente accoglienza e disponibilità da parte degli abitanti, i quali si sentivano bistrattati dalla società che li lasciava vivere in quella polverosa e isolata  borgata di campagna. In quei locali le suore avevano dato vita alle opere educative (asilo, dopo-scuola e laboratorio femminile) e a quelle pastorali con l'oratorio. Da allora quelli che oggi a Casalbertone sono adulti  impegnati e nonni, quelli che sono cresciuti  nel nostro quartiere, tutti sono passati anche attraverso l'esperienza dell'oratorio. L'attenzione ai piccoli e ai giovani, e alla loro formazione, fu infatti scelta  di tutta la Chiesa locale fin dall'inizio. Scelta poi confermata e approfondita dai parroci che si sono succeduti nella guida della Parrocchia. Le suore dal loro Fondatore don Giuseppe Migliavacca avevano ricevuto il mandato di fare il loro dovere con competenza e con amore. Occorre il coraggio di fare il bene sul serio, per sempre. Occorre molto 'cuore' , perché 'l'educazione è cosa del cuore'. Dopo un periodo di peregrinazione, durante il quale le suore , pur alloggiando nella Casa  Provinciale di Via degli Etruschi a S.Lorenzo continuarono  a lavorare nel seminterrato della Parrocchia, finalmente nel novembre del 1947 occuparono il nuovo edificio in via N. Marselli, 1. Le suore hanno vissuto le varie vicissitudini succedutesi nel nostro quartiere e sono state testimoni della nascita e dei cambiamenti della Parrocchia, che, sorta nel 1945, ha dal loro Istituto preso il nome di Maria Consolatrice. Infatti proprio l'8 settembre di quell'anno, in occasione della presa di possesso del primo parroco Mons. Carlo Maccari, in sostituzione dei frati Cappuccini, il quadro della Madonna (che si dice fosse stato donato da Pier Giorgio Frassati alla Parrocchia) viene portato in processione dalla cappellina delle Suore alla Chiesa parrocchiale. Le suore, da allora, in nome della spiritualità e del carisma ricevuti in dono dalla loro fondazione, hanno continuato ad offrire il loro servizio sia alla comunità parrocchiale che all'intera popolazione di Casalbertone: nella scuola di lavoro, nella catechesi sacramentale e permanente, nella scuola materna, elementare e media, nel sostegno alle opere di volontariato, nell'assistenza parrocchiale alla gioventù nelle varie forme di A.C., nell'oratorio, nei campeggi alpini, nei ritiri spirituali, negli spettacoli teatrali... Certo oggi, nel mondo in cui Dio ci dona di vivere, non sono finiti i bisogni, indicati da don Giuseppe alle suore, quando le incoraggiava a prendersi cura degli 'ultimi', di quell' 'ultimo' che attende qualcuno che gli si sieda accanto, che per lui spenda tempo, un sorriso, una parola e un aiuto concreto. Non cesserà mai il bisogno di aiutare, di consolare, di farsi carico, di condividere...

12. Le Suore di Santa Maria Consolatrice

Le 'Consolatrici' sono presenti a Casalbertone dal 1932. Perché  accettarono di far sorgere proprio qui il loro nuovo Istituto? Nel 1931 Padre Leone dei Cappuccini, parroco della Basilica di S. Lorenzo, chiese a Madre Cesarina di fondare una comunità di Suore nel quartiere in formazione e già popolatissimo di Casalbertone perché si mettessero al servizio dei poveri, degli operai, di quelli che non potevano andare a scuola perché dovevano procurare da vivere  a sé e ai loro cari. Le suore avrebbero vissuto solo di quel che serviva per vivere  e il resto sarebbe stato dato alla gente povera per favorirne l'emancipazione. Così, dopo varie difficoltà, le suore iniziarono le loro attività nei locali in affitto  in Via Baldissera 35, dove rimasero fino al 25 giugno 1946, quando l'alloggio venne venduto a una ditta di confezione sartoria. Il quartiere  si dimostrò subito terreno fertile per le religiose che trovarono immediatamente accoglienza e disponibilità da parte degli abitanti, i quali si sentivano bistrattati dalla società che li lasciava vivere in quella polverosa e isolata  borgata di campagna. In quei locali le suore avevano dato vita alle opere educative (asilo, dopo-scuola e laboratorio femminile) e a quelle pastorali con l'oratorio. Da allora quelli che oggi a Casalbertone sono adulti  impegnati e nonni, quelli che sono cresciuti  nel nostro quartiere, tutti sono passati anche attraverso l'esperienza dell'oratorio. L'attenzione ai piccoli e ai giovani, e alla loro formazione, fu infatti scelta  di tutta la Chiesa locale fin dall'inizio. Scelta poi confermata e approfondita dai parroci che si sono succeduti nella guida della Parrocchia. Le suore dal loro Fondatore don Giuseppe Migliavacca avevano ricevuto il mandato di fare il loro dovere con competenza e con amore. Occorre il coraggio di fare il bene sul serio, per sempre. Occorre molto 'cuore' , perché 'l'educazione è cosa del cuore'. Dopo un periodo di peregrinazione, durante il quale le suore , pur alloggiando nella Casa  Provinciale di Via degli Etruschi a S.Lorenzo continuarono  a lavorare nel seminterrato della Parrocchia, finalmente nel novembre del 1947 occuparono il nuovo edificio in via N. Marselli, 1. Le suore hanno vissuto le varie vicissitudini succedutesi nel nostro quartiere e sono state testimoni della nascita e dei cambiamenti della Parrocchia, che, sorta nel 1945, ha dal loro Istituto preso il nome di Maria Consolatrice. Infatti proprio l'8 settembre di quell'anno, in occasione della presa di possesso del primo parroco Mons. Carlo Maccari, in sostituzione dei frati Cappuccini, il quadro della Madonna (che si dice fosse stato donato da Pier Giorgio Frassati alla Parrocchia) viene portato in processione dalla cappellina delle Suore alla Chiesa parrocchiale. Le suore, da allora, in nome della spiritualità e del carisma ricevuti in dono dalla loro fondazione, hanno continuato ad offrire il loro servizio sia alla comunità parrocchiale che all'intera popolazione di Casalbertone: nella scuola di lavoro, nella catechesi sacramentale e permanente, nella scuola materna, elementare e media, nel sostegno alle opere di volontariato, nell'assistenza parrocchiale alla gioventù nelle varie forme di A.C., nell'oratorio, nei campeggi alpini, nei ritiri spirituali, negli spettacoli teatrali... Certo oggi, nel mondo in cui Dio ci dona di vivere, non sono finiti i bisogni, indicati da don Giuseppe alle suore, quando le incoraggiava a prendersi cura degli 'ultimi', di quell' 'ultimo' che attende qualcuno che gli si sieda accanto, che per lui spenda tempo, un sorriso, una parola e un aiuto concreto. Non cesserà mai il bisogno di aiutare, di consolare, di farsi carico, di condividere...